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Live & Loud

Live & Loud (039)

| mercoledì 20 novembre 2013

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Iniziano pianin pianino queste giornate destinate subito ad esplodere in un weekend ciccione di concerti. Si inizia da un’unica scelta per domani sera, una scelta pacata: al Duomo con l’Hilliard Ensemble, quartetto di voci maschili in viaggio tra musica sacra e antica.
Poi arriva venerdì e sbadabang!, arriva tanta roba, tutta in giro dentro e fuori la città. Prima il centro e i più anziani, ovvero gli Waterboys, la storia del folk prog britannico sul palco dell’Auditorium; poi a pochi metri di distanza, al Cox18, viene scoperchiato una baule di hard-core metallone militante con Contrasto, Ruggine, Lyon Estates e Cospirazione. La psichedelia, quella che di questi tempi non manca mai, è al 75beat con le chitarre trasognanti dei Sonic Jesus, mentre le ritmiche più siliciche stanno tra l’afro-dub di Oy al Biko e il nonno della techno detroitiana Juan Atkins al Dude. Dinnanzi a tutto ciò, a tanta scelta, la via di fuga è verso il basso, un tuffo a testa bassa nell’abisso degli OvO, che presentano il nuovo sorprendente album al Leoncavallo insieme a Morkobot e Agatha.

Sabato 23 i Ghost to Falco riportano in zona (al Marelli79 di Sesto S.Giovanni) il loro folk-rock ombroso già transitato da Milano qualche giorno fa, tornano in città incuranti del pericolo dei sassi volanti, i macigni scagliati ad altezza timpano dalla congrega doom di Void of Sleep, Storm {O}, Scum From the Sun e Gengis Khan Voodoo Jacket di scena al Lo-Fi. L’oscurità della sera è scandita dal festival neofolk italiano “In Folk Noctis”, al Theatre di Rozzano con Ataraxia, Camerata Mediolanese, Dismal, Argine e Varunna, per poi esplodere in una nottata dalla ritmica sghemba, tra il techno futurismo di Samuel Kerridge alla Buka e l’industrial voodoo di Cut Hands che, cazzo, sarebbe proprio bello conoscere il “secret place” dove si svolgerà.

Sta nelle consuetudini di stagione il risveglio domenicale con l’Aperitivo in Concerto del Manzoni, questa volta a tema caraibico con Anthony Joseph & the Spasm Band, in una giornata che spara i suoi botti fino a sera, passando per i droni di Dalila Kayros all’Officina dei Beni Comuni alle quattro del pomeriggio e concludendosi con l’acidità dei Giobia all’Atomic Bar e lo splendore chitarroide di Stefano Pilia e Paolo Spaccamonti al Radio Aut di Pavia… ma soprattutto con lo squartamente di carni, timpani e speranze che da 30 anni (con lunghe pause) operano i Carcass, baronetti del grindcore, del death metal e del mio cuore putrefatto, di scena al Live di Trezzo sull’Adda.

E’ dedicato all’hip-hop o giù di lì, questa volta, l’appuntamento pre-serale con il lunedì del Gattò, che per una volta tralascia l’indie e abbraccia le metriche soul-punk di Vex Ruffin e Eell Shous, in una serata da scelta unica. Due sono invece le alternative per martedì 26: da una parte la sonorizzazione live delle “Seven Chances” di Buster Keaton affidata alla fisarmonica di Simone Zanchini (al Centro San Fedele), e dall’altra il neo-soul futurista degli Hiatus Kaiyote sul palco del Magnolia (Segrate).

Chiusura di settimana affidata alle tre facce assai diverse del prossimo mercoledì. A nord, al Tambourine (Seregno) si incontrano voci e chitarre con Gionata Mirai e il geniale cantautore nichilista Mapuche. A sud, al Live Forum (Assago) va arriva dritto dritto un sacco di metallo con Heaven Shall Burn, Hypocrisy, Dying Fetus e Bleed from Within. Nell’iperspazio, invece, tra pianeti lontani e sessualmente intriganti, si scatena il cosmic dance sound dell’Orchestra of Spheres (alla Sacrestia), tra strumenti auto-costruiti e sinapsi che rimbalzano.