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50 Sfumature di Precarietà: Mondadori e Rizzoli si fondono, ma i precari vanno assunti

| lunedì 9 marzo 2015

50sfumaprecari

di Roberto Ciccarelli

Men­tre i due gruppi si avvi­ci­nano alla fusione, l’ispettorato del lavoro sana la con­di­zione di decine di coco­prò. Scat­te­reb­bero i nuovi con­tratti a tutele cre­scenti. Una vit­to­ria della Rete Redat­tori Pre­cari (Rere­pre)

L’indagine dell’ispettorato del lavoro di Milano è durata un anno e mezzo, dal mag­gio del 2013 al dicem­bre 2014, e ha coin­volto decine di redat­tori pre­cari che lavo­rano per i gruppi edi­to­riali più grandi sul mer­cato ita­liano: Mon­da­dori e Rcs Libri. Dopo avere rac­colto e veri­fi­cato le testi­mo­nianze di decine di pro­fes­sio­ni­sti, l’ispettorato ha decre­tato che in que­ste aziende esi­steva una situa­zione di palese ille­ga­lità nella scelta dei con­tratti di lavoro uti­liz­zati. Pur svol­gendo un lavoro da redat­tori a tutti gli effetti, con una posta­zione di lavoro e inca­ri­chi ben defi­niti nell’ambito di una reda­zione, sono stati inqua­drati come «falsi auto­nomi». Una situa­zione ben nota sin dalla riforma For­nero che cercò di imporre la tra­sfor­ma­zione dei coco­pro in con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, pro­du­cendo tut­ta­via l’effetto oppo­sto. L’ispettorato del lavoro ha impo­sto a Rcs e Mon­da­dori di tra­sfor­mare i con­tratti di col­la­bo­ra­zione che rien­trano in que­sta tipo­lo­gia in con­tratti a tempo indeterminato.

È un risul­tato impor­tante per chi, come la Rete Redat­tori Pre­cari (Rere­pre), è all’origine di que­sta inda­gine e ha inte­res­sato il respon­sa­bile della Slc Cgil di Milano, Fran­ce­sco Aufieri. «È il rico­no­sci­mento che ave­vamo ragione — ha detto ieri Aufieri a Biblio­car­tina — I lavo­ra­tori pre­cari svol­ge­vano man­sioni da dipen­dente a tutti gli effetti, e anda­vano trat­tati da dipen­denti». Nell’accordo è pre­vi­sto il rico­no­sci­mento dei con­tri­buti non ver­sati durante gli anni di precariato.

Mon­da­dori ha deciso di pre­sen­tare ricorso con­tro il ver­detto dell’Ispettorato. Rcs Libri, invece, si è impe­gnata a tra­sfor­mare ven­tuno con­tratti a pro­getto in con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, a par­tire dal pros­simo primo luglio. Sem­pre che ci sia ancora, e la fusione annun­ciata con Mon­da­dori non cambi radi­cal­mente le carte sul tavolo. I pre­cari assunti saranno inqua­drati con il con­tratto a tutele cre­scenti sta­bi­lito dal Jobs Act. Alla fine saranno diver­sa­mente pre­cari, ma almeno non com­ple­ta­mente reietti.

Quella di Rere­pre è una delle prime espe­rienze di auto-organizzazione nel pre­ca­riato edi­to­riale in Ita­lia. Dal 2008 ha fatto inchie­sta e infor­mato sull’indicibile nel lavoro edi­to­riale. I pre­cari esi­stono e lavo­rano dap­per­tutto. Sono fon­da­men­tali per la rea­liz­za­zione dei pro­dotti e per tenere insieme il sistema. E tut­ta­via non ven­gono rico­no­sciuti. Non hanno diritti. Con il sin­da­cato dei tra­dut­tori edi­to­riali Strade, l’associazione ita­liana dei tra­dut­tori (Aiti), Rere­pre ha par­te­ci­pato al per­corso che ha por­tato al rin­novo del con­tratto dei grafici-editoriali.

Cosa più impor­tante, ha col­la­bo­rato a cam­biare l’atteggiamento di Slc Cgil che lo ha sot­to­scritto e oggi garan­ti­sce l’assistenza sani­ta­ria inte­gra­tiva e il com­penso minimo a 250 mila per­sone tra redat­tori, tra­dut­tori, attori e altre pro­fes­sioni ati­pi­che. È l’attività del nuovo sin­da­ca­li­smo. A tutto tondo.

«Il fatto che l’ispettorato abbia sta­bi­lito il pre­ce­dente per cui il redat­tore pre­ca­rio è una figura chiave in una reda­zione è una vit­to­ria – sostiene Simona di Rere­pre – Ma è una vit­to­ria zoppa per­ché le ispe­zioni sono avve­nute a mag­gio 2013. Dopo la riforma For­nero molti hanno perso il con­tratto. Ci dispiace molto. Il nostro obiet­tivo è far emer­gere il pre­ca­riato fasullo nell’editoria. Ci siamo riusciti».

Il rac­conto di Simona è uno squar­cio sulle dif­fi­coltà incon­trate da chi oggi orga­nizza il lavoro pre­ca­rio: «In ambito edi­to­riale o gior­na­li­stico – afferma – il pro­blema è accet­tare qual­siasi con­di­zione lavo­ra­tiva, senza opporsi, né soli­da­riz­zare con i col­le­ghi. Così è dif­fi­cile fare massa cri­tica utile per cam­biare le cose». Anche per que­sto Rere­pre ha rice­vuto cri­ti­che ed è stata osta­co­lata. «Il para­dosso — con­ti­nua Simona — è che tra gli assunti, tranne una, non c’è nes­suno che stia in Rere­pre. Ci preme dirlo, il limite sta nell’abitudine a dele­gare e a non agire in prima persona».

E ora cosa farà Rere­pre? «Ci stiamo con­tando — risponde Simona — molti di noi, me inclusa, non abbiamo avuto con­tratti in reda­zione, hanno cam­biato mestiere o paese. C’è molto da fare: biso­gna pen­sare al lavoro auto­nomo, all’estensione delle tutele, creare un tarif­fa­rio edi­to­riale per non soc­com­bere tra studi edi­to­riali e edi­tori che non pagano. Biso­gna capire se ci sono le energie».