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Cultur(A)

#5 – Boris

L. | venerdì 13 ottobre 2017

Prodotta dal 2007 al 2010 da Wilder per la Fox, Boris è una serie televisiva ITALIANA e senza alcun dubbio uno dei prodotti migliori che il nostro paese abbia sfornato in termini di serialità televisiva. A dire il vero Boris è proprio un’oasi rinfrescante nel deserto avvilente che è il nostro palinsesto tv.

    Boris racconta le vicende di una troupe televisiva alle prese con la produzione di una soap opera, Gli occhi del cuore 2, che ha tutte le carte in regola per essere una vera schifezza: attrici cagne e raccomandate, direttori implicati in politica, sfaticati e cocainomani, stagisti schiavizzati, divi arroganti e incapaci, sceneggiatori perditempo che scrivono al risparmio.

Diciamo subito che parlando di Boris è d’obbligo una riflessione non solo sul prodotto televisivo, ma sull’industria dell’intrattenimento del nostro paese. Come sceneggiatore è una riflessione ancora più dolorosa. Sebbene con i canoni della parodia, Boris descrive le storture di un sistema esistente e imperante in Italia, che produce fiction di pessima qualità sia per le reti pubbliche che per le concorrenti (non è un caso che Boris nasca per Fox e non per Rai o Mediaset e che, una volta approdato a Rai Tre, venga relegato in seconda serata). Come il Fantozzi di Paolo Villaggio – che denunciava attraverso il registro dell’assurdo la corruzione e la pochezza umana dell’Italia industrializzata degli anni Settanta – Boris denuncia grottescamente una televisione fatta di raccomandazioni, di totale mancanza di meritocrazia, di poca o nessuna professionalità.

E possiamo davvero dire che Boris caricaturizzi troppo la realtà televisiva? Dove fotomodelli, showgirl e soubrette si improvvisano attori? Dove dialoghi e linee narrative sono scialbe e banali, dove la recitazione è offensiva e stereotipata, la regia è un taglia e cuci un tanto al chilo, le musiche noiose e prive di trasporto? Boris fa il verso a una tv che sa di essere ridicola, e non si nasconde nemmeno così tanto nel farlo: Capri diventa Caprera, Vento di Ponente diventa Libeccio; Agrodolce diventa Sottaceto. In questi anni sono entrato a contatto con gente che questa roba la fa per mestiere, e tutti loro dicono esattamente ciò che si sente dire in Boris: questa è merda.

Ma allora perché, se c’è consapevolezza della poca qualità, non si fa uno sforzo per migliorarla, restituendo all’Italia quella capacità di raccontare storie che ci ha resi famosi in tutto il mondo con il cinema, e che adesso ci fa ridere dietro le spalle con la tv? Che forse ai tempi di Fellini, De Sica e Dino Risi non c’erano i mignottari, gli arraffoni, i corrotti e i raccomandati? Certo che c’erano, basti pensare ai film di Sordi, all’amarezza di certe commedie italiane, in pratica vivevamo di quello. Ne parlavamo sinceramente, e per questo facevamo bene, mentre adesso gran parte della fiction è una mistificazione della realtà, un prodotto artificiale, stereotipato e privo di verità, dove trionfano le finte famiglie, i finti problemi e le finte soluzioni. Ecco perché Boris sfugge a questa mortificazione televisiva: perché ritorna a dire qualcosa di vero* sul nostro paese.

Se nemmeno questo vi basta, sappiate che tra le guest star c’è uno che di nome fa Corrado Guzzanti.

Piccola nota tecnica: Boris è una serie meta-televisiva, ovvero una serie tv che parla delle serie tv, e questo fa capire quanto siano stati bravi. In Boris vediamo bravi attori che recitano male (cosa non facile), diretti da bravi registi mentre interpretano pessimi registi. Sentiamo bravi sceneggiatori che descrivono l’indegno lavoro di pessimi sceneggiatori. Questa autoironia è una dimostrazione di grande intelligenza, nonché la valvola di sfogo di un’amarezza che permea tutta la serie (e direi un po’ tutto quell’ambito lavorativo). La stessa amarezza che prova chi, come il personaggio René Ferretti, sa di avere grande potenziale, voglia, professionalità, e deve gettarla alle ortiche per colpa di mignottari, corrotti, raccomandati e incapaci. Amen.

* Alla trasmissione Tv Talk del 01/12/2012, Carolina Crescentini (attrice di Boris) e Paolo Genovese definiscono Boris “liberatorio” per questa verità che esprime. Andatevelo a vedere su Youtube.

L.