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4 marzo 2018 Fortino Milano: accerchiati

by Stefo Mansi | martedì 6 marzo 2018

Altro che Lombardia. La ‘sinistra-destra’ del PD più i Radicali, binomio che ha ‘tenuto’ la Milano Smart dentro i bastioni, è accerchiata. Nulli gli effetti delle sortite Pap e Leu fuori dalla circonvalla dove la Lega spopola e anche Casapound raccoglie decine di voti, pur insufficienti a pesare politicamente. Il crollo del PD nelle periferie, già pesante alle ultime amministrative, smonta tutta la retorica dei rendering di Sala & Soci: fuori dalla cerchia 90-91 la Lega sfiora l’ex P.C.I. in più di una sezione elettorale. La mutazione del voto ‘di sinistra’ a Milano è disegnata dal seggio di Bruno Tabacci, che ha vinto l’ennesimo viaggio a Roma spese incluse e dalla barbetta incolta di Mattia Mor, giovane, viaggiatore, attento ai diritti, smart. La sinistra popolare non esiste più, finita, defunta, sepolta: la sinistra d’elites raccoglie voti solo tra le categorie più abbienti, scolarizzate, spesso con filippina a fare le pulizie e dog sitter. La plebe milanese ha scelto i 5 Stelle, quando va bene, la Lega, quando la rabbia ha superato i livelli di guardia come al Giambellino e al Gallaratese e in Corvetto.

Roghi a San Siro Piazza d’Armi

Sporcizia, discariche, case occupate, scuole e asili dove i figli dei migranti superano il 70%, giardinetti trasformati in cacatoi a cielo aperto, nomadi e soprattutto tanta insicurezza ‘sociale’: adesso basta ripetono in tanti che fino a due anni fa erano disposti a sentire le ragioni della tolleranza, della solidarietà, della pazienza. Adesso basta ti ripete il collega costretto a subire gli scippi sulla novanta e la diciottenne alla quale due ragazzine nomadi hanno appena inculato il cellu da 1000 euro da Arnold. Adesso basta ripetono in molti, che fino a ieri ti sembravano ascoltare. Adesso Basta! pensano i genitori ‘progressisti’ che hanno scelto di spostare i figli in scuole lontane da casa pur di non portarli ‘li dove vanno tutti quelli di Selinunte’ (San Siro). I rendering della città moderna, la Milano dei turisti di Expo e dei sacchettoni riempiti in Montenapo non è l’unica Milano. I comunicati stampa che lodano le opportunità del co-working, quanto è fico il bike sharing e le prospettive della Yes Milano crollano di fronte alla realtà vissuta dalla maggioranza dei milanesi. Vogliono sentire fatti chiari in italiano, non cagate scritte da qualche fighetto in inglese o fotomontaggi dove tutti sono felici, in bici e magri e le piazze sembrano quelel di Amsterdam o di Copenaghen. Il popolo milanese soffre, si sbatte, si arrangia ma non è fatto tutto da city user, purtroppo per i barbetta incolta del P.D. & soci. Non è composto da rampanti con il trolley pronto a partire, e nemmeno da arrivisti che vengono a Milano per lavorare nella moda o nel giornalismo, ma da ggente che dei diritti dei gay e delle lesbische e del fine vita sbandierati come fossero conquiste epocali e non conquiste di buon senso e civiltà, non gliene freca un cazzo.

Discarica a Quinto Sole

Gente che a Milano ci è nata e vissuta e vorrebbe asili meno fatiscenti, scuole che non cadono a pezzi, meno cacate di cani nelle strade, servizi comunali che funzionano. Si incazzano pure quando alla tele 7 giorni su 7 fanno vedere gli sbarchi dei migranti ma non gli anziani che faticano a trovare una badante, o i figli che non riescono a trovare un lavoro vero nella città vetrina. Vorrebbero poter uscire senza rischiare di essere derubati (via Bolla docet) o senza respirare la diossina dei roghi degli abusivi (via Cenni in foto). Oppure poter ricoverare il proprio caro anziano senza dover spendere 3.000 euro al mese (Baggina) o aspettare 30 gg per un colloquio con un assistente sociale del Comune (zona 7).  Le illusioni, i miraggi della cricca eurohipster che abita a Palazzo Marino sono talmente irreali da diventare ridicole, specie dopo il messaggio chiaro arrivato il 4 marzo. Ci sarà dentro alle sale dorate del palazzo, dove i dirigenti guadagnano in un anno quel che i comuni mortali non riescono a metter via in una vita, qualcuno disposto ad ascoltare? Milano merita di meglio. Quel che resta del movimento lo sa. Vedete di fare in fretta ad abbandonare quei volti da so tutto io, quegli sguardi arroganti, quella terminologia da secchioni che tutti vorrebbero pigliare a schiaffi appena suona la campanella. Prima che Milano debba piegare la testa.

Pattume al boschetto in fondo a Ripamonti