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+ 33% BIGLIETTI E ABBONAMENTI: FORNERO SUL TRAM

by Tito Speri | giovedì 13 settembre 2018

2 euro a partire dal 1 marzo 2019 per un biglietto a.t.m. indipendentemente dalle fermate effettuate. Un aumento + 100% in meno di 8 anni. Nel 2011 un biglietto singolo valido per l’area urbana costava 1 euro (1936,27 lire), tra 5 mesi 3.872 lire, riversando i suoi nefasti effetti su tutta l’area metropolitana. Un enorme polo di attrazione che secondo gli ultimi studi del Politecnico sfonda i confini regionali e nazionali, visto che attira spostamenti che vanno a nord dal Canton Ticino (Svizzera) sino ad arrivare a sud sino a Genova (Liguria), dal bresciano a est sino al limite occidentale di Ivrea (Piemonte). La politica dei trasporti dei due mandati Pisapia-Sala segna un aumento-monstre, mai registrato prima d’ora per il trasporto pubblico di Milano e provincia.

 

Le ultime indiscrezioni trapelate dagli incontri che si sono susseguiti in queste ultime due settimane a Palzzzo Marino e al 4 piano di via Marino lasciano cadere il velo anche sulle limitazioni all’aumento che volevano i costi di abbonamento invariati a fronte di un aumento del solo biglietto singolo che avrebbe compreso i comuni della prima cintura dell’hinterland. Nulla di più falso: il caroprezzi coinvolgerà anche gli abbonamenti (dal 10% al 33%), avrà effetti su costi di tutto il trasporto pubblico dell’area metropolitana compresi quelli di studenti e anziani. La beffa riguarderà proprio i cittadini over 60 visto che gli aumenti vengono riparametrati sulla Legge Fornero, 67 anni e non più 60 per le donne e 62 per gli uomini. Inutile dire che la assenza di progressività sia di reddito (risibile la limitazione a 6000 euro di Isee) che di lunghezza dei tratti (come avviene in molte città europee) scarica i costi maggiori sui ceti popolari, soprattutto quelli delle periferie limitando sia la libertà di circolazione che la mobilità anche sociale e di opportunità di lavoro per molti giovani e non precari, disoccupati in cerca di opportunità di lavoro, saltuari, flex e temp workers, categorie su cui si basa l’economia di servizi milanese che non trovano risposta nei rigidi termini e costi degli attuali abbonamenti.

In dubbio anche gli sconti agli abbonamenti annuali dei 14.000 dipendenti del Comune di Milano che oggi pagano la metà del costo di un abbonamento annuale. Una scelta obbligata, argomenta l’assessore al Bilancio Tasca, visti i costi del mutuo contratto dal Comune di Milano in merito al project financing con Astaldi per la costruzione della M4 deliberato dalal Giunta Pisapia con la netta opposizione dell’assessora al Bilancio Balzani, aumentati in questi ultimi mesi, che vedranno il loro picco nel 2023 con 220 milioni di euro di quota annuale. La scelta, osteggiata da molti consiglieri di opposizione, ha provocato notevoli malumori anche all’interno dello stesso gruppo di maggioranza con Carlo Monguzzi, ex ambientalista storico passato nelle fila del P.D. che ha sottolineato la incongruità degli aumenti rispetto alle politiche di mitigazione del traffico veicolare e Anita Pirovano di Sinistra X Milano che ha chiesto misure più favorevoli per i giovani sotto i 30 anni e gli studenti. Per le opposizioni si sono espresse in modo contrario anche Patrizia Bedori dei 5S che ha fatto notare la contraddizione tra aumento del biglietto e misure contro lo smog, e Alessandro De Chirico (FI) che ha definito l’aumento un provvedimento sanguisuga che graverà sulle tasche di tutti i milanesi.