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23 Denunciati per Hackit06

| lunedì 25 febbraio 2013

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A distanza di sei anni 23 compagni ed attivisti – che insieme ad altre centinaia hanno occupato e reso vivibile lo stabile in cui si è svolto l’Hackmeeting di Parma 2006 si sono visti recapitare un decreto penale, accusati in base all’articolo 633 del codice penale di: Invasione di terreni od edifici.

foto-parma06

 

Dall’1 al 3 settembre 2006 si è infatti tenuta a Parma la nona edizione dell’Hackmeeting, aperta da un atto di hacking sociale (reality hacking): l’occupazione dello spazio fisico dove si è tenuta l’iniziativa.

 


http://www.hackmeeting.org/hackit06/

“Perché l’hacker, come sottolinea il manifesto del meeting, non si occupa solo d’informatica ma sta con entrambi i piedi ben piantati nella realtà: Il nostro essere ‘hacker’ si mostra nella quotidianità anche quando non usiamo i computer, si mostra quando ci battiamo per far cambiare le cose che non ci piacciono, come l’informazione falsa ed imposta, come l’utilizzo di tecnologie non accessibili e costose, come il dover recepire informazioni senza alcuna interattività e il dover subire da spettatori l’introduzione di tecnologie repressive e censorie.”

 

foto-flyer-parma

 

[dal comunicato stampa del 28 agosto 2006]

“Nella notte di oggi, 28 agosto, la comunità digitale che fa riferimento al sito hackmeeting.org e alla sua mailing list e diverse realtà sociali del territorio hanno occupato a Parma l’ex sede usl di Strada Buffolara 8. Abbiamo scelto di occupare a Parma per dare visibilità alla situazione di una città in cui si intrecciano pesanti speculazioni edilizie e sgomberi anche violenti di realtà ben radicate sul territorio (ricordiamo, ultimo in ordine di tempo, lo sgombero dello Spazio Sociale Mario Lupo http://italy.indymedia.org/news/2005/10/892432.php). Saremo noi, ora, a riqualificare uno stabile dimesso da circa dieci anni. Lo prepareremo ad accogliere la nona edizione dell’Hackmeeting, la tre giorni di seminari, corsi, dibattiti e incontri pubblici e autorganizzati che si terrà dall’1 al 3 settembre.”

 

dalla pagina
http://it.hackmeeting.org/storia.html

“2006-Parma-collettivo Mario Lupo- Gli hacklab non sono più l’elemento principale di organizzazione, ma c’è una percezione più comunitaria, che permette l’occupazione di uno spazio per la durata dell’hackmeeting. L’occupazione avviene in un momento ambiguo e cosparso di sgomberi nel territorio parmense, e prende la forma politica di una TAZ, anche se c’era la speranza di fare molto di più (tenere il posto, che poi invece verrà sgomberato). Nell’ambito dei seminari si apre ulteriormente l’applicazione della filosofia hack in ambiti vari, per esempio, Serpicanaro e la licenza open per la produzione materiale, bucare un sistema che non è solo informatico ma reale e di mercato. Viene presentato The darkside of google, altro libro scritto da persone della comunità su aspetti ancora (allora) poco noti di Google. Strumenti tecnici: Web Semantico e Ontologie informatiche Si discute di Copyleft e fightsharing.”

 

Questo il comunicato 2013 dalla pagina hackmeeting.org


23 denunciati per Hackit06

A distanza di sei anni 23 compagni ed attivisti – che insieme ad altre centinaia hanno occupato e reso vivibile lo stabile in cui si è svolto l’Hackmeeting di Parma 2006 – si sono visti recapitare un decreto penale, accusati in base all’articolo 633 del codice penale di “Invasione di terreni od edifici”. Il reato che si contesta loro è, di fatto, quello di aver occupato uno stabile, averlo reso agibile e in parte restaurato; nell’aver costruito bagni, docce e cucina, nell’averlo reso vivibile per la tre giorni dell’evento per poi restituirlo alla città. Questo è esattamente quello che avviene da 16 anni durante ogni HackMeeting, l’annuale raduno della comunità hacker italiana, quando orde di hackers, provenienti da tutta la penisola e non solo, si incontrano per dare vita al libero scambio di saperi, informazioni, tecnologie, corpi, affetti, intensità, guidati dall’insana passione a “metterci le mani dentro”, a non delegare nulla, ad esprimersi in prima persona, in una dimensione collettiva e politica che trova nell’autogestione e nell’autorganizzazione la sua colonna vertebrale. Nonostante sia chiaro l’intento repressivo della digos e della questura di Parma, che ci è sembrata assolutamente zelante (6 anni e passa per un provvedimento è quasi fuori tempo massimo), rispediamo al mittente qualsiasi accusa, ricordando alle questure e ai governanti di tutte le risme, che la nostra forza non si piega a suon di denunce e che anche quest’anno ci ritroveremo in giro per la penisola per continuare a portare avanti le nostre istanze umane e politiche, per continuare ad esprimere la nostra voglia di condivisione e di libera espressione, per continuare a fare dell’hacking il nostro modo di cambiare la realtà. Non ci fate paura. Massima solidarietà ai compagni colpiti da quest’ennesima ondata repressiva.

la comunità HM