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2013 Anno Nero per il Bilancio del Comune di Milano

| giovedì 10 gennaio 2013

Per il Comune di Milano il 2013 sarà l’anno delle scelte di peso: decidere la composizione della giunta che porterà a termine il mandato dopo le fughe degli assessori candidati alle elezioni politiche e regionali, decidere cosa fare di Expo (e soprattutto del dopo Expo) e con quali soldi, decidere cosa fare delle società partecipate (Sea, A2A, Milano Sport, Serravalle…), strutturare la città metropolitana e le municipalità, approvare il piano della mobilità sostenibile, rompere con il rigore di bilancio tabacciano per investire sulla città (cultura, giovani, arti) e via dicendo.
Tutti temi che intrecciano politica e bilancio, e per i conti di Palazzo Marino questo potrebbe essere davvero l’anno più duro. A partire dal fardello Expo che Pisapia ha scelto di non mollare quando ce n’era la possibilità anche da un punto di vista economico (nell’evidenza di mancanza di coraggio politico). Sono almeno 370 i milioni di euro che il Comune di Milano dovrà mettere nella macchina Expo nel 2013. Senza una deroga al patto di stabilità questi 370 milioni saranno sottratti agli investimenti sulla città. Il patto di stabilità prevede infatti un tetto massimo di spesa di 500 milioni, quindi le ipotesi sono due: o il comune sfora il patto, oppure lo rispetta e sposta i 370 milioni su Expo, togliendoli agli investimenti per la città. Sarebbe un colpo durissimo e una scelta politicamente suicida: nel pieno della crisi invece che aiutare la città aiutare l’affare privato dell’Expo.
Il disavanzo nella parte corrente del bilancio, secondo stime ufficiose pubblicate dal Sole 24 ore, sarebbe compreso tra i 300 e i 400 milioni. La speranza di Pisapia è di che se il centro sinistra vinca le elezioni politiche per poi chiedere (e ottenere) la deroga al patto di stabilità per le spese Expo. Scelta che salvaguarderebbe quei 370 milioni per gli investimenti sulla città, soldi che il Comune tirerebbe però comunque fuori per Expo, in deroga al patto appunto, dissanguando le case pubbliche di Palazzo Marino. L’expo come generatore di debito pubblico e affare per i privati. Come il fondo di Vito Gamberale F2i. Cosa c’entra con Expo? Il Comune di Milano potrebbe scegliere di vendere quote delle sue partecipate per raccimolare i fatidici 370 milioni di euro per Expo. La prima a saltare potrebbe essere la Sea, mettendo all’asta un ulteriore pacchetto di quote (Gamberale ha già acquistato il 29,7% dal Comune e il 14,6% dalla Provincia). Al prezzo pagato da Gamberale per le quote della Provincia, se la giunta vendesse il 45% incasserebbe circa 500 milioni: esattamente quanto basta e avanza per finanziare Expo nel 2013. Sacrificando la Sea. Sul chi comprerebbe questo pacchetto di quote…bhe, inutile farsi la domanda, Gamberale pigliatutto.
Voci insistenti dicono anche che la Cmc avrebbe ottenuto da Expo spa i 30 milioni in più chiesti a metà novembre per costi di bonifica e smaltimento di terra inizialmente non previsti, arrivando così al valore iniziale della base d’asta, 90 milioni, alla faccia dell’aggiudicamento al massimo ribasso per 58 milioni di euro con cui Cmc ha vinto l’appalto per la rimozione delle interferenze. Anche in questo caso soldi pubblici, per il Comune pari alla sua quota in Expo spa, ovvero 20%. Nulla di nuovo per le “grandi opere”: col passare del tempo i costi lievitano, a pagare è il pubblico, a incassare i privati.