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#6 – The Night Of

L. | venerdì 20 ottobre 2017

The Night Of è una serie televisiva HBO del 2016, scritta da Richard Price (The Wire) e Steven Zaillian, per intenderci uno che quando si presenta dice «Ciao, mi chiamo Steven, ho scritto Schindler’s list». Il formato è quello della miniserie: una stagione, otto episodi.
Nasir Khan, uno studente di origine pakistana, prende di nascosto il taxi del padre per andare a una festa a Manhattan. Si imbatte in Andrea, una ragazza che sale sul suo taxi e chiede di essere portata ovunque, ma lontano da lì. I due bevono, assumono droghe, fanno l’amore. L’indomani Nasir si sveglia, trova Andrea senza vita, uccisa a coltellate. Preso dal panico scappa, portando con sé l’arma del delitto. Tutte le prove sono contro di lui, e ciò che rimane a Nasir per difendersi sono la sua parola e l’aiuto del mediocre avvocato John Stone.
The Night Of parla di un ragazzo qualunque catapultato in una realtà più grande di lui. Di un avvocato alle prese con una causa più grande del suo talento. Di un detective che pensa di aver trovato l’assassino, salvo poi scoprire che forse non ci ha capito nulla. Parla di tanti piccoli David di fronte al Golia – la complessità della realtà – contro cui non abbiamo armi valide, né la scrupolosa investigazione, né l’equo processo. Men che meno la fiducia. Così la madre non si fida del figlio, l’avvocato non si fida delle sue capacità, la società non si fida di un pakistano, o forse di tutto il mondo islamico. La fiducia è la grande assente di questa storia. Non si può arrivare alla verità, perciò bisogna solo raccontare la propria versione dei fatti meglio degli altri. Non è così forse per ogni caso giudiziario? The Night Of grida una verità umana ineccepibile e la sua più alta forma di contraddizione nelle aule di tribunale: viviamo nell’incertezza. Vacilliamo tra ragionevoli dubbi e pregiudizi, siamo imperfetti, agiamo per errori e siamo pieni di cicatrici (di eczemi, in questo caso).
Per molti versi, The Night Of è un ossimoro: una sorta di “originale già visto”. Mescola generi e situazioni codificate, a volte dei veri e propri cliché – il detective al suo ultimo caso, una minoranza etnica al centro di un polverone giudiziario, la metamorfosi in carcere – ma lo fa sapientemente, dando vita a una storia ben confezionata, a un racconto senza le fisime del colpo di scena a tutti i costi.
Partiamo dal presupposto che è un remake, ovvero il rifacimento della prima stagione di una serie inglese del 2008, Criminal Justice. Tecnicamente è un legal thriller, ma anche un prison drama. A un certo punto diventa un whodunit, quando persino Nasir inizia a nutrire dubbi su se stesso e il detective che lo ha inchiodato fa partire un’altra indagine. La fotografia nitida e tendente ai toni cupi, il dialogo asciutto, il cinismo dei personaggi, fanno di The Night Of una gran bella serie. Forse non perfetta, ma sicuramente da guardare.
Un appunto sulla recitazione: a differenza della serie inglese, Zaillian e Price hanno messo in evidenza il personaggio di John Stone, e mai scelta si rivelò più azzeccata. John Turturro dà vita a un avvocato abile ma perdente, cinico ma di cuore, un ‘vinto’ che ha il potenziale per essere un grande, ma non lo stomaco (vedi Turturro da Ellen DeGeneres su youtube). È lui la perla di questa serie.
The Night Of gioca coi modelli della finzione televisiva per affermare la complessità del reale: adopera il genere di Perry Mason chiarendoci che Perry Mason non esiste, né mai esisterà. Non esiste l’avvocato che vince sempre, il poliziotto che risolve ogni caso, il prigioniero che in fin dei conti non è mai innocente. Quella, ci ricorda la serie, è la tv.
L.