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#18 – How I Met Your Mother

L. | sabato 10 febbraio 2018

How I met your mother è una serie televisiva creata da Craig Thomas e Carter Bays, andata in onda su CBS dal 2005 al 2014, per un totale di nove stagioni. Considerata da molti una sorta di Friends degli anni Duemila, in alcuni aspetti HIMYM riesce ad essere più sottile e tematicamente intrigante.

La trama è già tutta nel titolo, la cui traduzione letterale è «Come ho incontrato vostra madre». L’intera serie infatti non è altro che un gigantesco flashback dell’incontro fra il protagonista Ted e la donna che sposerà, racconto che Ted sbobina ai propri figli costretti ad ascoltarlo seduti sul divano. All’interno del racconto, si susseguono una serie di flashback e flashforward interni che giocano con il tempo per farci capire quali sono gli eventi che hanno portato Ted a incontrare la sua anima gemella. Il tema principale della serie, dunque, è chiaro: le relazioni sentimentali. HIMYM ci racconta come si rapportano cinque trentenni newyorchesi nei confronti dell’amore. C’è la coppia che sta insieme da una vita (Marshall e Lily), ovvero l’incarnazione di tutto quello che rientra nel termine “anima gemella”. Loro rappresentano l’ideale amoroso di un rapporto simbiotico che niente può spazzare via. C’è il protagonista, Ted, che vaga di delusione in delusione alla ricerca proprio quel tipo di amore lì, dell’amore perfetto. C’è la ragazza tutta carriera che rifiuta di impegnarsi (Robin). Infine c’è lo scapolone (Barney), il ragazzo ferito che ha chiuso il cuore a doppia mandata e si è trasformato nel womanizer, l’equivalente del nostro dongiovanni.

HIMYM offre quindi molti spunti per capire come ci rapportiamo nei confronti dell’amore. E nonostante il messaggio buonista che il genere della commedia impone, ciò che emerge da una visione della serie – nonché dalle esperienze personali e di amici e conoscenti – è che le relazioni sentimentali non sono mai state così dannatamente complicate. Che siano affossate dal cinismo imperante secondo cui l’amore perfetto sia un’invenzione dei fabbricanti di cioccolatini, o dalla fiducia cieca nell’assunto per cui là fuori c’è un lui o una lei ideali che vanno solo trovati, moltissime persone sono costantemente deluse dalle relazioni sentimentali. Molti lo sono anche prima che queste inizino, perché abbiamo un’idea preconcetta dell’amore, o forse più probabilmente perché siamo sconnessi da noi stessi e dalle nostre emozioni, figuriamoci connetterci a quelle altrui. Alla nostra ignoranza emotiva (a volte proviamo sentimenti che nemmeno sappiamo nominare) si aggiunge la precarietà dei rapporti, la frequenza dei divorzi*, o peggio ancora la necessita di unirsi a qualcuno perché non si sopporta di stare da soli con se stessi.

HIMYM è un’ottima serie che mescola battute di alto profilo con i classici tormentoni del genere. Gioca sapientemente con la manopola del tempo, andando avanti e indietro con una serie di rimandi che è difficile tenere in piedi con una scrittura coerente. Purtroppo, come quasi tutte le serie, più viene sfruttata e più si sfalda, e la lunga polemica sul finale ve la risparmio anche per non spoilerare l’ultimo episodio. Dal canto mio credo che si sia fatto un errore grave, usando un facile trucchetto per dare una svolta inaspettata al finale. Trucchetto di cui gli spettatori, dopo nove anni di curiosità e attesa, hanno colto la pochezza e la perculaggine, e questo fa ben sperare per il futuro. Il pubblico delle serie tv sta affinando il proprio palato narratologico. Un applauso alla brava attrice Cristin Milioti, che ha dato credibilità e tenerezza a un personaggio atteso per nove anni e drasticamente danneggiato in sede di scrittura.

In definitiva vedo How I Met Your Mother come uno splendido specchio di quello che è il rapporto di molti giovani d’oggi – e non solo – nei confronti dell’amore: un rapporto incasinato, disilluso, che non cede facilmente a compromessi e che aspira a una perfezione che non può e non deve esistere. Molti di noi credono che l’amore sia una condizione troppo perfetta perché si verifichi, e quindi non si aprono alla sua possibilità. Molti altri credono che sia una condizione così perfetta che la cercano in continuazione, scartando le occasioni che si presentano loro dinnanzi. Seppur opposte, queste posizioni mi sembrano partire dallo stesso tremendo concetto di fondo: aprire il proprio cuore a qualcuno che può spezzarlo è un fottuto atto di coraggio.

L.

* Non fraintendetemi, non sono un cattolico, ma la frequenza dei divorzi per me è sintomo evidente che la gente forse si unisce in matrimonio con un po’ troppa leggerezza, ai nostri giorni.