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#16 – Breaking Bad

L. | venerdì 26 gennaio 2018

Sembra assurdo persino presentarla, perché davvero tutti la conoscono, ma è una delle serie televisive più apprezzate e meglio scritte di sempre e qualcuno potrebbe non averla ancora vista, per cui oggi parlo di Breaking Bad. Ideata e scritta da Vince Gilligan (detto anche Dio) e trasmessa da AMC dal 2008 al 2013, Breaking Bad è una serie meravigliosa, tra le poche che hanno saputo evitare il “salto dello squalo”. Cos’è? Ve lo spiego fra poco.

Trama: Siamo ad Albuquerque, New Mexico. Walter White è un professore di chimica in ristrettezze economiche, mite e calpestato un po’ da tutti. La sua è una vita mediocre, sebbene le sue competenze lo abbiano portato a concorrere per il Nobel. Un giorno scopre di avere un cancro ai polmoni e questo cambia le sue prospettive future. Vistosi ormai perduto, decide di unirsi in società con un ex alunno, Jesse Pinkman, che vive spacciando metanfetamina. Le abilità chimiche e strategiche di Walt lo portano a creare una droga purissima e a guadagnare in fretta milioni di dollari, che lo porteranno a scontrarsi con il cartello messicano e ad autoproclamarsi il re incontrastato della droga.

«La chimica […] è crescita, poi decadimento», questo dice Walter ai suoi studenti (ovvero, come si scrive una sceneggiatura). Ed è di questo che parla la serie, dell’ascesa e declino di un uomo mite e calpestato da tutti che finisce per diventare più temibile di tutto il cartello della droga messicana messo insieme. Breaking Bad parla, in ultima analisi, dell’affermazione di sé. Il protagonista non è un cattivo di cui scopriamo pian piano la parte buona, ma un buono che diventa sempre più cattivo. Il segreto è sempre la stesso: l’empatia. Tutti ci sentiamo un po’ Walter White perché l’affermazione di sé è il principio stesso alla base della vita. È la volontà di sopravvivere al cancro. È la volontà di veder premiate le proprie capacità (in questo caso di chimico). È la volontà di dare a se stessi un valore, e veder riconosciuto questo valore.

Walt passa dall’essere preso in giro dai suoi studenti al mettere sotto scacco organizzazioni criminali internazionali e lo fa non perché vuole lasciare soldi alla sua famiglia, né per pura avidità. Lo fa perché vuole che venga riconosciuta la sua grandezza, perché vuole realizzare pienamente tutto il proprio immenso potenziale. E quanta gente tra di noi aveva potenziale, grandi aspirazioni, sogni di gloria e li ha dovuti abbandonare per mettere su famiglia, per portare a casa la pagnotta? Quante donne in carriera sono state soffocate e assorbite da casalinghe disperate? Quanti hanno appeso pennelli, palloni da calcio, penne e chitarre al chiodo, per una vita tranquilla, sicura, al prezzo della rinuncia di una parte di sé? E quanto pesa perdere quella parte? Walt si realizza, seppur nel male, ed è questo riappropriarsi di sé che finisce per diventare, per lui, una droga.

Personalmente penso che sia una delle migliori serie mai scritte. Dialoghi brillanti, piccole finezze (il cappello di Heisenberg, per dirne una) e un grande approfondimento psicologico sono la ricetta vincente di Vince Gilligan, nonché la rinuncia alla frenesia. Breaking Bad parte lentamente, ed è per questo che gli va data fiducia, perché in quella lentezza costruisce le fondamenta di una fidelizzazione coi personaggi che è la vera solidità della sceneggiatura. Ah sì, il “salto dello squalo”. Si dice quando una serie tv inizia a perdere mordente, quando il limone è stato spremuto fino al limite e tutto quel che viene dopo sono banalità, stravolgimenti poco avvincenti e trame deboli. In pratica si usa quando una serie inizia a fare pena (fu coniato per Happy Days. Cercare su Wikipedia). A mio avviso Breaking Bad non è sempre a livelli costanti, ma non salta mai lo squalo, e alla produzione va il merito di essere stati capaci di fermarsi prima che fosse troppo tardi.

Breaking Bad è la storia di un uomo che si è sempre comportato correttamente, e che ha finito per disprezzare la propria esistenza. Almeno fino a quando infrangere le regoli sociali (to break bad) non lo ha letteralmente riportato alla vita, alla realizzazione e all’amor di sé. E allora viene da chiedersi, ciò che muove Walter White non è forse una natura anche nostra, tutta interiore – e fortunatamente nella maggior parte dei casi legale – che ci spinge a volere esprimere ciò di cui siamo realmente capaci? Ciò che veramente ci appaga? E che si chiami destino, passione, o amore, seguirla è forse la strada per la pienezza della vita?*.

L.

* Questo non vi autorizza a produrre droga, se ve lo state chiedendo.