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Generazione (A)

#12D a Milano: Tagli alla Scuola, Manganellate agli Studenti, Invaso Expo

| venerdì 12 dicembre 2014

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Quattromila studenti, da largo Cairoli al palazzo della Regione, per il diritto allo studio, contro il modello Expo del lavoro gratuito. “Renzi e Maroni due facce della stessa medaglia: l’austerità” hanno urlato gli studenti nel corteo milanese. Nel mezzo il ricordo della strage di piazza Fontana, dove hanno lasciato 17 rose rosse in ricordo delle vittime della bomba fascista e una nera per l’anarchico Pino Pinelli. Corretta dagli studenti la lapide del Comune di Milano che ricorda la morte di Pinelli “ucciso innocente nei locali della Questura”.

Un corteo trainato dai collettivi Bicocca, Casc, Rete Studenti, Zam, Cantiere, Dillinger, Uds. Le giovani generazioni cresciute negli anni dell’austerity, incazzate verso la politica degli sprechi e degli scandali. A Milano significa i miliardi spesi per Expo, l’attacco al diritto all’abitare, il taglio al diritto alla studio. La mannaia del leghista Maroni è del 40% sul fondo di sostegno alla scuola.

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Davanti al Pirellone arrivano decine di Babbo Natale armati di forbici di cartone e pacchi regalo. Li lanciano verso il palazzo della malapolitica, qualche Santa Claus riesce anche a scavalcare il cancello del Pirellone. Parte la carica dei carabinieri, particolarmente incattiviti. E poi altre due cariche, gli studenti tengono rispondono: petardi, torce, sassi, un po’ di corpo a corpo. Alla fine la polizia inonda piazza Duca d’Aosta di gas lacrimogeni, unico modo per disperdere il corteo che non indietreggia. Il vento è dalla parte degli studenti, soffia verso la celere costretta a indietreggiare e lasciare libera via Pirelli. Il corteo riparte, arriva a Gioia, assemblea in strada. “Abbiamo visto in questi anni che le piazze possono cambiare il destino di un paese” dice una ragazza. “Oltre la piazza però ci sono tutti quegli studenti in questo momento a scuola, e sono tantissimi” dice un altro ragazzo “dobbiamo riuscire a far arrivare queste parole a loro”.

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La giornata era iniziata presto per una cinquantina di attivisti No Expo, i visitatori zero dell’Esposizione. Alle 6.30 sono entrati nell’inviolabile cantiere di Expo 2015, lì dove il diritto di sciopero è a rischio per gli accordi sindacali firmati per il grande evento:

“Socializzare una giornata di sciopero generale significa non solo dare voce ai non garantiti ma inceppare il modello Expo che JobsAct e SbloccaItalia stanno estendendo al paese”

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