MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Cultur(A)

#11 – My name is Earl

L. | sabato 25 novembre 2017

Personalmente, io faccio un distinguo fra le serie tv che vanno seguite in religioso silenzio e quelle che seguo mentre mangio, senza impegno, per distrarmi dai pensieri. Di solito queste ultime sono serie comedy sui 25’ a puntata, roba non impegnativa, una droga leggera diciamo. My Name is Earl, ideata dallo showrunner Greg Garcia e prodotta per la Fox dal 2005 al 2009, rientra in questa categoria.

Earl Hickey è un criminale di mezza tacca, un emarginato della società circondato da spiantati che vivono in motel da quattro soldi e roulotte diroccate. Dopo aver vinto alla lotteria, perde il biglietto vincente e viene investito da un’automobile. In ospedale, guardando un programma televisivo, viene a conoscenza del Karma, concetto che nella sua semplice mente si traduce in: «Fai una cosa buona e una cosa buona ti accadrà. Falla cattiva e ti si ritorcerà contro». Stanco della sua vita schifosa, decide di cambiare e compila una lista delle cattive azioni commesse alle quali vuole porre rimedio, per portare il Karma dalla sua parte e migliorare la propria esistenza.

Guardando la serie, ci accorgiamo di come il Karma che Earl teme così tanto sia solo un pretesto narrativo per asserire una morale forse ingenua, ma non per questo meno vera: fare qualcosa di buono è sempre una vittoria, un modo per dare gioia a se stessi e agli altri, rendendo le relazioni umane piacevoli e aperte. My Name is Earl ci insegna che davvero se fai buone azioni qualcosa di buono ti capiterà, e non per il Karma, ma perché è così che funziona l’umanità. Molti storceranno il naso a questa affermazione – convinti come sono che il mondo si divida in stronzi, megastronzi e bambini del Biafra – ma trattare con gentilezza qualcuno aumenta davvero le possibilità di essere trattati allo stesso modo. Ci influenziamo emotivamente tutti, in continuazione. Se entriamo in una stanza di gente allegra, inizieremo a sentirci più allegri. Se siamo in mezzo a gente nervosa, diventeremo più facilmente nervosi. Così è per la bontà, la gentilezza e la fiducia. Certo, di stronzi nel mondo ce ne sono, ma mediamente chi è una brava persona viene trattato come tale, perché si circonda di brave persone, le ispira e si fa ispirare da loro. D’altronde, se qualcuno che vi insulta e vi maltratta venisse a chiedervi un favore, glielo fareste? Se un amico vi confidasse un suo segreto, non vi sentireste più inclini a confessarne uno dei vostri? Gli amici di Earl iniziano a vederlo come un pappamolla, perché lui si apre, aiuta il prossimo, si mostra vulnerabile. La realtà è che lui sta rendendo davvero se stesso un uomo migliore.

Prendendola per come vuole essere – ovvero una serie senza pretese – i personaggi e le strampalate situazioni di My Name is Earl regalano parecchie risate e qualche riflessione, un semplice punto di partenza per un ragionamento più complesso su quale impatto abbiano le nostre azioni sugli altri. Basato su sketch sopra le righe, personaggi improbabili e tormentoni ricorrenti, la serie offre una comicità immediata, di compagnia, un modo per passare piacevolmente mezz’ora senza entrare nel meccanismo della dipendenza da serie tv. Purtroppo la serie subisce un calo evidente nel corso delle quattro stagioni, tanto da essere stata cancellata prima che venissero risolte alcune trame, ma ciò non toglie che sia un prodotto godibile e sincero. Ciò che non perde mai qualità nella serie è la colonna sonora, con brani dei Lynyrd Skynyrd, AC/DC, Gun’s and Roses e altri mostri sacri del rock e dell’heavy metal.

Durante la serie, la vita di Earl non migliora granché, eppure lui continua a fare del bene perché è diventato in qualche modo il suo scopo di vivere, ha un obiettivo che prima non aveva. Per questo My name is Earl ci suggerisce che in fin dei conti fare qualcosa per gli altri è fare qualcosa per se stessi. Perché se anche la tua vita continua a essere una merda, la cosa più importante è che non lo sia tu.

L.