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Cultur(A)

#0 – Mi chiamo L. e sono un drogato

L. | venerdì 8 settembre 2017

Una volta Tom Waits disse «Non riesco a capire coloro che si rifugiano nella realtà perché hanno paura di affrontare la droga». Beh, io e un mio amico abbiamo fatto nostro questo motto, solo che la nostra droga sono le serie televisive. Mi chiamo L. e sono un drogato. (Gli altri anonimi, in coro): «Ciao L.».

Piegando arbitrariamente e impunemente la definizione Treccani a mio uso e consumo, se per droga si intende qualsiasi sostanza capace di modificare temporaneamente lo stato di coscienza o comunque lo stato psichico dell’individuo o, in senso figurato, cosa o situazione che stordisce, che distrae dalla realtà, ebbene le serie televisive sono senza ombra di dubbio la mia droga. In questo, sono molto diverse dai film: il cinema è un amore eterno e profondo, inossidabile, è la scelta coniugale di una vita. Le serie televisive sono il colpo di testa, la passione fiammeggiante destinata a spegnersi rapidamente – dopo quelle sette-otto puntate di media al giorno per un mese – lasciando spazio alla ricerca di un altro piacere di pari intensità. Il cinema è l’amore eterno e fedele, le serie tv sono il sesso animalesco.

Nell’ultimo decennio, abbiamo assistito a un fiorire rapido e continuo di serie televisive, con investimenti che puntano anche al nostro paese, e se questo da un lato può solo far fregare le mani a uno sceneggiatore, dall’altro provoca un fastidioso quanto inarrestabile incremento dell’offerta. In parole povere, le serie tv si moltiplicano come conigli. In generale la qualità del prodotto televisivo è migliorata: basta riguardarsi una puntata di Supercar per rendersi conto di quanto fossero semplici e deboli trame, personaggi e dialoghi. Persino in Italia si sta verificando un lento e doloroso cammino verso qualcosa di decente, ma purtroppo il boom delle serie tv porta una dispersività non indifferente. Per ogni buon telefilm ce ne sono almeno una decina di scarso valore, e dato il tempo e le energie che richiede seguire una storia per cinque, sei, sette anni, il minimo che uno possa fare è scegliersi una droga di eccellente qualità.

Ecco lo scopo di questa rubrica, dare qualche dritta su quelle che considero le sostanze stupefacenti migliori sul mercato. Cerco solo di far cadere qualcun altro nella mia stessa spirale di stordimento orgiastico, in linea con la domanda che mi faccio da anni: perché la gente sceglie di uscire, prendere una birra con altra gente, chiacchierare, socializzare, anziché stare a casa sul divano a strafarsi di pizza e serie tv?

Piccole postille pustolose assolutamente incoerenti fra di loro

  1. Trovo poco sensato recensire una serie per stagioni o addirittura, come fanno alcuni siti, per singole puntate. Le serie tv sono un po’ il corrispettivo moderno dei feuilleton, i romanzi d’appendice che uscivano a puntate sulle riviste dell’Ottocento. Se recensisco Il Conte di Montecristo lo faccio nel suo insieme, non capitolo per capitolo.
  2. Come recensire nel suo insieme una serie tv che è ancora in corso? Si dovrebbe aspettarne la fine per un giudizio completo, ma di fronte all’urgenza di una dose è difficile resistere. Come disse il grande barone Pierre de Coubertin, il padre dei moderni giochi olimpici: «Eh vabbé, sticazzi».
  3. Di solito i siti di recensioni vanno a caccia delle ultime novità del momento. Beh, si fottano le novità. Non recensirò le più recenti, ma le più significative per me (anche perché con questo proliferare di oggi si scopre che il più della gente quelle di ieri non le ha mai viste).
  4. C’è chi ha contratti da articolista del tipo «cinque articoli al giorno, 1 euro ad articolo di 300-600 parole». Trovo questa cosa offensiva, nonché la morte della scrittura. Non siamo al mercato, le parole non si misurano un tanto al chilo. Ci metto il tempo che ci metto e il numero di parole che ritengo opportuno.
  5. Inutile dire che tutto ciò che scrivo è assolutamente soggettivo, ma che è oggettivo che la mia soggettività è soggetta non già a congetture né a gettonate teorie messe giù  di getto. Vorrei essere chiaro su questo punto.